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venerdì 28 marzo 2008

Amauri: «Amo Napoli ma la farò soffrire»

Il tormentone del mercato lo insegue, è il pezzo pregiato del Palermo, corteggiato da tutti i grandi club italiani e stranieri: Amauri ne è entusiasta ma, per rispetto verso la sua squadra, chiede di dribblare ogni domanda sull'argomento: «Parliamo solo di calcio, d’accordo?». D'accordo, naturalmente.Amauri torna sul prato del San Paolo dopo sette anni. La maglia azzurra fu il suo viatico per l'Italia, che sensazioni prova? «ricordo ancora con emozione il giorno in cui seppi che il Napoli aveva scelto me. Da sudamericano sapevo tutto della squadra e del pubblico. Non era più il grande Napoli che aveva fatto la storia, ma l'impatto fu comunque entusiasmante». È la prima partita da avversario del Napoli... «Sono gli strani casi del calcio. Dopo quella sfortunata stagione in azzurro, le strade si sono separate senza incrociarsi mai più. Certo, un pizzico di emozione la proverò. Sono legato alla città, qui ho tanti amici ed è napoletano il mio procuratore, Mariano Grimaldi. Da sempre ho un rapporto forte con questa città e ci torno appena posso. L'ultima volta un mese fa. Perciò so già che sugli spalti ci saranno tanti amici che faranno il tifo per me». Che regalo ha promesso Amauri agli amici napoletani? «No, no - ride - nessun regalo. Andiamo in campo per vincere. Amo Napoli e i napoletani ma domenica sera spero che siano tristi perché il Palermo ha bisogno di vincere per rimettere in carreggiata una stagione difficile». Un campionato contrassegnato, soprattutto, dal valzer degli allenatori. «Noi giocatori abbiamo solo l'obbligo di dare il massimo. A prescindere dal tecnico. Certo, seguiamo le direttive che ci vengono impartite dalla panchina, ma quel che conta per un calciatore è l'impegno, e noi del Palermo dobbiamo sempre darlo al massimo». Andò via da Napoli perché, disse l’allora presidente Corbelli, «non è un giocatore che fa la differenza in Italia». «Nel calcio si dicono tante cose. Io non provo rancore nei confronti di chi mi critica. Conosco le mie possibilità, i pregi, i difetti e i limiti». Quando ripensa agli inizi napoletani, cosa ricorda? «Il tempo infinito passato ad aspettare che arrivassero i documenti per farmi giocare. Ricordo anche le partite con la formazione Primavera di Porta. Soprattutto ricordo l’esordio, in trasferta contro il Bari, il Napoli vinse con un gol di Jankulovsky, io giocai al posto di Edmundo. Era un mio idolo, brasiliano come me, fu una grandissima emozione». Quella stagione si concluse con la retrocessione... «Ricordo la rabbia e il dispiacere dei tifosi. Ma ricordo anche e soprattutto la passione della gente di Napoli. Lì ho capito cosa significa vivere di calcio e per il calcio. Devo tanto a Napoli però devo batterla. È la legge del calcio».

1 commento:

Anonimo ha detto...

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